F1: È doppietta Ferrari nel GP del Bahrain

credits: FIA

Leclerc trionfa alla grande davanti a Sainz, l’affidabilità della Red Bull paga un conto salatissimo, con il ritiro di Verstappen e Pérez

Le frustrazioni dell’ultima decade, il baratro raggiunto nel 2014, le costanti delusioni dell’era ibrida ed il continuo mantra del “pensiamo all’anno prossimo” sono finalmente state ripagare con una strepitosa doppietta Ferrari nel Gran Premio del Bahrain, atto inaugurale della stagione 2022 della Formula 1, ben 18 anni dopo la doppietta che Michael Schumacher e Rubens Barrichello regalarono alla Rossa nel GP inaugurale a Sakhir nel 2004 e 12 anni dopo la doppietta di Fernando Alonso e Felipe Massa del 2010.

La scuderia di Maranello ha finalmente portato in pista una vettura vincente, la F1-75, che curiosamente non risente dell’aura negativa che da sempre funesta le vetture della Rossa ogni volta che essa si presenta con qualcosa di celebrativo (che sia il nome della macchina, la livrea o qualche casco). La macchina che in questo weekend abbiamo visto in azione è il frutto di due anni di lavoro dovuto ai nuovi regolamenti tecnici, che finalmente può farci sentire orgogliosi di #EssereFerrari.

Dopo la pole di ieri, Charles Leclerc ha guidato dall’inizio alla fine una gara di forza e di carattere, limitando la forza del Campione del Mondo in carica Max Verstappen anche quando quest’ultimo ha ingaggiato un grandissimo duello al vertice dopo il primo valzer dei pit-stop, con tre giri al cardiopalma nei quali l’olandese della Red Bull ha messo le ruote davanti al monegasco della Ferrari in ben 3 occasioni in fondo al rettilineo di curva 1, dovendosi poi arrendere ogni volta nel breve rettilineo successivo dopo curva 3.

Carlos Sainz ha completato una fantastica doppietta aiutato dai problemi di affidabilità della squadra di Milton Keynes, con la nuova Power Unit firmata Red Bull Powertrains dopo l’addio di Honda che dopo 46 giri è andata letteralmente in fiamme sull’AlphaTauri di Pierre Gasly, che ha dovuto parcheggiare la propria AT03 a bordo pista, chiamando in causa la Safety Car.

Se la vettura guidata da Bernd Mayländer aveva regalato la grandissima gioia iridata a Verstappen ad Abu Dhabi, a Sakhir ha invece giocato un brutto scherzo, con l’unità elettrica della vettura #1 che ha ceduto appena dopo la ripartenza, quando l’olandese ha provato ad attaccare Leclerc, dovendosi però difendere da Sainz. Con un grandissimo colpo di scena le batterie di Verstappen lo hanno abbandonato costringendolo ad un ritiro amarissimo. Una bella boccata d’ossigeno per lo spagnolo della Ferrari, che ieri in qualifica aveva perso la prima fila per soli 6 millesimi a vantaggio del campione in carica.

Situazione simile è accaduta all’altra RB18, quella di Sergio Pérez, il quale è stato ingaggiato da Lewis Hamilton per quella che dopo il ritiro di Verstappen è diventata la lotta per il terzo gradino del podio. Il messicano della Red Bull ha difeso benissimo la terza posizione fino all’inizio dell’ultimo giro, quando in curva 1 ha visto la sua vettura spegnersi e causargli un testa coda, mettendo fine ai giochi della squadra di Milton Keynes che in Bahrain raccoglie un pesantissimo doppio zero.

Tutto ciò ha così favorito Hamilton, che è riuscito a conquistare un insperato podio data l’enorme differenza di prestazioni che la Mercedes paga rispetto alle sue rivali, con la squadra di Brackley che in un lampo si è ritrovata da essere la squadra da battere ad essere la terza forza del Mondiale.

La minor performance del motore Mercedes è accentuata anche a fondo griglia, con le ultime 6 vetture classificate che montano tutte la Power Unit della scuderia anglo-tedesca, al contrario di quella Ferrari che piazza 5 vetture con il proprio motore nelle prime 10 posizioni. Prestazioni al top anche per la PU Red Bull, ma che per ora paga lo scotto di una pessima affidabilità con il solo Yuki Tsunoda capace di portare la propria vettura al traguardo, tra l’altro in una preziosa 8ª posizione.

Un George Russell più opaco del solito ha concluso appena fuori dal podio dietro al suo nuovo compagno di squadra, mentre un grandissimo Kevin Magnussen ha concretizzato quanto fatto di buono dalla Haas in queste ultime 3 settimane, conquistando il 5° posto finale nonostante alcune difficoltà iniziali e regalando alla squadra americana dei punti che mancavano da ben 28 gare.

Dopo una disastrosa prima parte di gara, nella quale Valtteri Bottas è scivolato dalla 6ª posizione fino alla 14ª, il finlandese dell’Alfa Romeo è riuscito fortunosamente a risalire fino alla posizione originaria, regalando alla squadra elvetica dei punti preziosissimi per il campionato. Discorso analogo si potrebbe fare per il neocompagno di squadra Guanyu Zhou, che alla sua prima gara in F1 conquista già il suo primo punto iridato grazie al 10° posto finale.

In mezzo alle due Alfa Romeo troviamo le Alpine di Esteban Ocon e Fernando Alonso a sandwich con il già citato Tsunoda. Il francese della squadra transalpina ha battuto il 2 volte Campione del Mondo con una vettura che montava delle pance vecchie di un anno, in quanto quelle nuove sono state danneggiate durante le prove libere, ed anche dopo una penalità di 5 secondi rimediata per aver colpito Mick Schumacher ad inizio gara.

Il tedesco della Haas, anche a causa dell’incidente nel quale ha avuto un testacoda ed ha perso alcune posizioni, ha poi faticato a risalire la china, riuscendo comunque a giungere ad un passo dalla zona punti, davanti a Lance Stroll, Alexander Albon, le McLaren di Daniel Ricciardo e Lando Norris, Nicholas Latifi e Nico Hülkenberg. Questi ultimi 6 piloti, come già detto in precedenza, hanno faticato tantissimo a causa delle scarse prestazioni del motore Mercedes, ma più di tutti preoccupa la McLaren, che qui in Bahrain sono totalmente crollate rispetto a quanto fatto vedere nei test pre-stagionali di Barcellona.

credits: Twitter Formula 1
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