Indy 500: La nascita dello specchietto retrovisore

Ray Harroun vinse la prima edizione della 500 Miglia di Indianapolis montando il dispositivo per la prima volta nella storia

Indianapolis Motor Speedway, 30 maggio 1911. Tutto è pronto per la prima edizione della Indy 500, la celeberrima 500 Miglia di Indianapolis. Una gara storica, dura, difficile, entrata velocemente nell’immaginario collettivo ed accostata per un decennio anche alla massima espressione dell’automobilismo: la Formula 1.

Nel corso degli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante in ambito ingegneristico, ed è proprio di quest’ultimo campo che parleremo, perché come sappiamo, le competizioni automobilistiche fungono anche da base per sviluppare quei sistemi che poi vengono trasferiti alle auto di serie.

Proprio questo è il fulcro di questa storia, che vuole raccontare come un dispositivo che può sembrare marginale in un qualsiasi mezzo di locomozione, è in realtà estremamente fondamentale. Vi chiederete voi: “Ma cosa c’entra questo con la 500 Miglia? Dove vuole arrivare l’autore dell’articolo?”. La storia è semplice, e parte tutta da quel 30 maggio 1911.

Come detto, in tale data si svolse la prima storica edizione della Indy 500. Il regolamento a quell’epoca prevedeva che i piloti dovessero percorrere un giro con una media superiore alle 75 miglia orarie (circa 120 km/h) per potersi qualificare alla gara, la quale aveva un format simile, in cui si doveva percorrere un totale di 200 giri alla maggior velocità massima possibile, battagliando con le altre vetture presenti in pista.

Il regolamento prevedeva, inoltre, che le vetture avessero una cilindrata massima di 9.830 cm³ ed un peso minimo di 1.050 kg (poco più di una tonnellata). Rispetto ad oggi, quindi, le vetture erano estremamente più pesanti, basti pensare che le attuali auto di F1 pesano 798 kg.

Siccome nel mondo delle corse ogni milligrammo risparmiato nel peso corrisponde a del tempo guadagnato (sia esso un millesimo di secondo o anche di più), è qui che entra in gioco Ray Harroun, ingegnere capo dell’allora Nordyke & Marmon Company, il quale prese parte alla competizione con la Marmon Wasp. La vettura, nata nel 1909, pesava a vuoto 1.748 kg e quasi 2.000 con carburante e pilota, ben oltre il minimo di 1.050 kg previsto dal regolamento. Era dotata di un motore a 6 cilindri in linea di 7.820 cm³ per una potenza, mai dichiarata, valutabile oltre i 100 CV.

Il pilota americano si presentò al via di questa fantastica gara in modo assolutamente clamoroso, ovvero da solo in auto senza meccanico. In quegli anni, infatti, le auto ospitavano due persone a bordo, il pilota ed il meccanico, addetto alla manutenzione in tempo reale dell’auto e svolgendo anche il ruolo di “navigatore” per il pilota, informandogli di quello che succedeva in tempo reale intorno a lui, ma specialmente dietro.

Harroun, visto il peso incredibile della Marmon Wasp, decise di presentarsi al via della 500 Miglia di Indianapolis del 1911 senza un meccanico a bordo, ma montando davanti a sé ed in posizione orizzontale uno specchietto (si può vedere bene nelle foto) che gli consentisse di vedere ciò che succedeva dietro di lui, risparmiando anche sul peso eccessivo. Questa scelta insolita si è però rivelata efficace, permettendo al pilota americano di vincere la prima storica edizione della Indy 500 e portando alla ribalta lo specchietto retrovisore, che oggi è uno dei dispositivi fondamentali di qualsiasi mezzo di locomozione venga costruito.

Immagini: Indianapolis Motor Speedway Digital Archive

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