MotoGP: Quella volta in cui Jean-Michel Bayle sostituì Garry McCoy

credits: Motociclismo.es

Un’ultima avventura nata quasi per gioco e che si trasformò in una passerella d’onore per l’allora 33enne pilota francese

Nel Motorsport ci sono spesso state delle bellissime storie d’amore fra un pilota ed il proprio mezzo o fra un pilota e l’intera disciplina. Un rapporto fatto soprattutto di passione e di rispetto, che molte volte ha portato a delle nuove sfide o a delle avventure una tantum che hanno lasciato ricordi indelebili nel cuore dei protagonisti.

La stagione 2002 del Motomondiale inaugura la nuova era della MotoGP, un anno di transizione tra le nuove cilindrate 4 tempi di 990cc e le vecchie 500cc 2 tempi, che ebbero la deroga di correre per l’ultima volta. Nel contesto del 4° Mondiale vinto da Valentino Rossi, il secondo nella top class, dominando la scena e demolendo la concorrenza dello storico rivale Max Biaggi, del compagno di squadra Tohru Ukawa e del compagno di marca Alex Barros, è tra i Gran Premi di Francia e Italia che si sviluppa la nostra storia.

Fondato nel 1992 da Bob MacLean e Peter Clifford, il team World Championship Motorsports riuscì ad accaparrarsi una fornitura semiufficiale di motori Yamaha che perdurò per molti anni e che vide nel 2022 una formazione composta da Garry McCoy e John Hopkins con la denominazione di Red Bull Yamaha WCM.

La squadra non era minimamente competitiva per le posizioni di rilievo, con un 7° posto ottenuto da Hopkins ad Assen come miglior risultato ed il 9° posto nella classifica generale riservata alle squadre. Se Hopkins completò tutta la stagione chiudendo 15° nella classifica piloti con 58 punti, McCoy dovette saltare quattro appuntamenti per infortunio, mancando le gare di Le Mans, Mugello, Barcellona ed Assen.

Fu proprio in Francia che le strade si intrecciarono le strade di McCoy e Jean-Michel Bayle. Il pilota francese, Campione del Mondo di Motocross ’88 ed ’89 (con un titolo in 125cc ed uno in 250cc l’anno successivo) e tre volte campione americano nel ’91 (dove vinse il titolo nell’AMA Supercross 250cc ed entrambi i titoli del National, 250cc e 500cc), si affacciò alle gare su pista nel 1992, dove disputò da wild card il Gran Premio di Francia della 250cc, chiudendo 24° e doppiato di un giro in una gara che vide sul podio i nostri Loris Reggiani, Pierfrancesco Chili e Luca Cadalora.

Dopo aver disputato diverse stagioni nelle classi 250cc e 500cc, Bayle salutò il Motomondiale nel 1999 per dedicarsi ad altre avventure. Nel 2002 prese parte alle gare francesi del Mondiale Endurance FIM EWC, dove ebbe l’onore di correre con il leggendario team Suzuki SERT la 24 Heures Motos ed il Bol d’Or in squadra con Sébastien Gimbert e Nicolas Dussauge. La vittoria di Le Mans fu leggendaria perché fu la prima volta in cui un pilota proveniente dal Motocross trionfò in una gara di 24 ore, tra l’altro nel 25° anniversario della leggendaria manifestazione.

Bayle, Gimbert e Dussauge, infatti, vinsero la gara rifilando un distacco di “soli” 23 secondi sull’altra Suzuki portata in pista dal team SERT (che in quell’edizione decise di schierare due moto). Qualche mese dopo, Bayle si recò nuovamente a Le Mans per il Gran Premio di Francia del Motomondiale, ma lo fece esclusivamente in qualità di spettatore.

Essendo un pilota collaudatore proprio per il team Red Bull Yamaha WCM, ebbe la possibilità di girare nel paddock e di entrare nei box, dove si accorse che durante le prime prove libere del venerdì McCoy non era salito in sella. L’australiano, infatti, si era infortunato proprio alla vigilia della gara francese ed il Team Manager Peter Clifford gli chiese quasi scherzosamente se gli andasse di sostituirlo. Bayle rispose ridendo che fosse impossibile in quanto non aveva preso parte alle prove, ma la risposta di Clifford fu quasi scioccante: “E se troviamo il modo di farti correre?” A quel punto Bayle rispose di si, sapendo in fondo che sarebbe stata una missione impossibile.

La sera stessa il pilota francese riceve una chiamata da Clifford mentre si trovava nella sua camera d’albergo. Il Team Manager gli disse di avere nel camion della squadra il suo casco utilizzato negli ultimi test ed una tuta che Alpinestars aveva in più insieme ad un paio di stivali e guanti; insomma, Peter Clifford aveva trovato tutto il materiale necessario per far correre Bayle a Le Mans. Inoltre aveva anche parlato con la Dorna che diede il benestare nonostante il pilota non avesse preso parte alle prove del venerdì, sostenendo che fosse comunque un grande conoscitore della pista ed avesse anche vinto a Le Mans qualche mese prima. Si, proprio quella splendida vittoria alla 24 Heures Motos in squadra con Gimbert e Dussauge.

Bayle si ritrova così catapultato nuovamente in una gara del Motomondiale a distanza di 3 anni dall’ultima apparizione (li GP di Catalogna del 1999), chiudendo 18° in qualifica. La situazione non sembrava delle migliori, ma grazie al suo talento e ad alcuni ritiri, il pilota francese conquistò un ottimo 14º posto a meno di 2 secondi dal compagno Hopkins, che gli valse due bellissimi punti.

Il morale di tutti era alle stelle, e così Bayle ebbe una nuova occasione nel Gran Premio successivo, dove montò ancora una volta in sella alla moto di McCoy al Mugello, qualificandosi con il 17° tempo e chiudendo in 13ª posizione portando a casa altri 3 punti. Purtroppo la sua avventura nel Motomondiale finì dopo il Gran Premio d’Italia in quanto Bayle ebbe altri impegni tra cui il già citato Bol d’Or, che vinse nuovamente in squadra con Gimbert e Dussauge.

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