Sicurezza in pista. Vogliamo fare qualcosa???

Due episodi sconcertanti in Moto3 e Supersport 300 nel giro di qualche ora. Due tragedie sfiorate. Eventi che si ripetono quasi ciclicamente

Ero comodamente seduto sul divano, domenica pomeriggio come ogni weekend, a vedere le varie competizioni motorsportive di cui tratto su questo sito. Dopo un weekend in cui le conseguenze sono risultate fatali per un pilota nella World Supersport 300 ad Jerez, ieri a Portimão si è sfiorato un altro dramma quando due piloti hanno affrontato il rettilineo di partenza/arrivo dell’Autódromo di Algarve a velocità altissime, passando sul verde a (forse) un metro dal muretto della corsia box, rischiando di prendere in faccia le tabelle che gli uomini dei vari team espongono ad ogni giro per dare le varie indicazioni ai propri piloti.

Qualche ora più tardi, invece, abbiamo assistito ad un incidente in Moto3 che poteva essere fatale, in cui due piloti (Andrea Migno e Pedro Acosta) hanno centrato la moto di un terzo pilota (Jeremy Alcoba) che era caduto in seguito ad un quarto pilota (Deniz Öncü) che gli aveva tagliato la strada disarcionandolo. Una dinamica tanto spettacolare quanto orrenda e pericolosa, che per un miracolo divino si è risolta senza conseguenze per i piloti.

La cosa che più mi fa arrabbiare è che azioni di questo genere (seppur non accadano in ogni gara) accadono ciclicamente e spesso sempre nelle categorie minori del motociclismo. Non bastano le parole di tanti piloti che denunciano la poca sicurezza in fatto di guida e criticano la troppa aggressività di parecchi piloti. Chi di dovere sembra che non faccia mai nulla per prevenire queste situazioni che ormai stiamo vedendo troppe volte.

Jason Dupasquier, Hugo Millán e Dean Berta Viñales sono morti nel giro di 4 mesi a causa di un sistema da cui ormai sembra impossibile fuggire via. Si parla tanto di sicurezza in pista, i vari produttori di caschi e tute sono a livelli incredibili, si organizzano sempre corsi di guida sicura applicata al Motorsport, si insegnano dei valori importanti, ma alla fine c’è sempre qualcosa che va storto.

Alla fine ti siedi sul divano, accendi la TV e ti spari una gara della World Supersport 300. E ad ogni curva ti spaventi, ad ogni curva senti che qualcuno sta per combinare qualcosa che possa mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri. La categoria Supersport 300 venne annunciata trionfalmente qualche anno fa come categoria del futuro, creata per abbattere i costi e per permettere a tutti di poter correre. Anche a piloti non professionisti e totalmente inesperti, buttati lì nella mischia insieme ad altri 40 ragazzini senza esperienza a fare quasi a botte per saltare fuori dalla vasca dei piranha.

Ho parlato in quest’ultimo anno con molti piloti, alcuni dei quali corrono proprio in quel campionato, e tutti mi hanno detto più o meno le stesse cose. Più o meno le parole sono state quelle di Michel Fabrizio. “Ho visto un’indifferenza da parte della Federazione Internazionale: schierare 42 bambini nella Yamaha Cup (fortunatamente è filato tutto liscio, nel 2021) ed altri 42 nel Mondiale 300. Troppi, troppi piloti con poca o addirittura pochissima esperienza, e questo non succede solo nel Mondiale, ma anche in campionati nazionali, dove per fare cassa si prende tutto, fino all’ultimo posto disponibile.

Quello che succede nella Supersport 300, però, non è un problema isolato. Situazioni analoghe si vedono anche in altri campionati, spesso nel Mondiale Moto3, dove proprio ieri è avvenuto l’incidente pazzesco di cui sopra. È vero che in questa categoria i piloti hanno qualche anno in più di esperienza pregressa, ma è altrettanto vero che ci sono molti piloti che sembrano kamikaze, che ad ogni gara ne combinano una e ne escono spesso e volentieri impuniti.

Solo in pochi casi ci sono state delle punizioni degne di nota. Le prime due che mi vengono in mente sono quelle di Romano Fenati, che nel 2016 venne sospeso dallo Sky Racing Team VR46 perché era venuto alle mani con Uccio (se non ricordo male), e nel 2018 venne squalificato per aver pinzato i freni di Stefano Manzi, con ulteriore ritiro della licenza.

La punizione data ad Öncü, squalifica per le prossime due gare, secondo me è scarsamente significativa. Con tre gare al termine della stagione 2021 del Motomondiale avrebbe forse avuto più senso fargli saltare anche l’ultimo round, rimandando tutto al 2022.

Tutto questo non lo sto scrivendo per colpevolizzare i piloti che si rendono protagonisti di gesti eccessivi e ripetuti, ma voglio sottolineare l’assenza da parte della Federazione Internazionale di una gestione degli eventi che sia veramente tutelativa dei piloti che scendono in pista. Mandare 42 piloti allo sbaraglio, dove forse 6 o 7 sono “professionisti” è una misura totalmente folle. Ancor più il fatto di non punire a dovere un pilota recidivo.

Concludo nel sostenere che proprio la Federazione Internazionale debba fare qualcosa al più presto, perché ieri è andata bene, ma la settimana scorsa no, e chissà se in questo 2021, dove già abbiamo assistito alla triste scomparsa di tre ragazzini, non vedremo qualche altra morte. La Federazione Internazionale DEVE fare qualcosa!!!

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