WSSP: Michel Fabrizio si ritira

Dopo la tragedia che ha colpito il paddock della World Superbike, il pilota romano ha deciso di appendere il casco al chiodo

La tragica morte di Dean Berta Viñales ha profondamente scosso tutto il paddock della World Superbike e tutto il motociclismo in generale. Tante sono state le polemiche di vari piloti riguardo la pericolosità del campionato unita al fatto che vi sono troppi piloti inesperti buttati lì nella mischia dagli organizzatori per fare cassa, secondo le parole di Michel Fabrizio.

Se nella classe Superbike tutti i piloti, tra quelli a posto fisicamente, hanno deciso di correre, nelle categorie inferiori (Supersport e Supersport 600) alcuni hanno deciso di rimanere ai box e di non prendere parte alle due gare della domenica. Fra questi vi sono 4 piloti della Supersport 300 (Yeray Sáiz, Antonio Frappola, Jose Luis Perez Gonzalez e Filippo Maria Palazzi) e due soli della Supersport, Marc Acoba e Fabrizio.

Il pilota romano, inoltre, ha deciso di smettere (per la seconda volta) ed appendere il casco al chiodo dopo essere stato fermo per 6 anni dal suo primo ritiro. Fabrizio si è sentito abbastanza schifato da tutta la situazione che ha trovato da quando è tornato a correre, che ha deciso di non voler più far parte di quel mondo.

Di seguito le parole espresse da Michel tramite un post su Instagram: “Domani mi rifiuterò di correre per rispetto della vita umana. E mi ritiro. È il momento di dire basta. Oggi ho assistito ad una brutta giornata, la perdita di un pilota di soli 15 anni. Gare così ne ho viste tante in questa categoria, e ogni volta che ne finiva una, si tirava un sospiro di sollievo perché era andata bene. Ma purtroppo non sempre va bene e oggi è successo l’imprevedibile o forse quello che si sapeva potesse accadere.
Sono sdraiato da più di 5 ore sul letto del mio hotel a guardare il soffitto, ripensando ai momenti belli che questo sport mi ha regalato. Ma rientrando dopo 6 anni ho visto questo mondo cambiato.
Ho visto un’indifferenza da parte della Federazione Internazionale: schierare 42 bambini nella Yamaha Cup (fortunatamente è filato tutto liscio, nel 2021) ed altri 42 nel Mondiale 300. Troppi, troppi piloti con poca o addirittura pochissima esperienza, e questo non succede solo nel Mondiale, ma anche in campionati nazionali, dove per fare cassa si prende tutto, fino all’ultimo posto disponibile.
Valentino Rossi, anni fa, quando Márquez è entrato in MotoGP, è stato tanto criticato, dicendo che si lamentava per le manovre di Márquez “scorrette”. Bisogna dargli ragione. Marc è diventato un punto di riferimento: questi giovani emulano le sue gesta, facendo sorpassi troppo a limite, appoggiandosi al proprio avversario rischiando ogni centimetro.
Aggiungiamo che mi ritiro dal mondo delle corse per mandare un messaggio forte di protesta! Affinché le regole cambino per la salvaguardia delle vite umane. Il problema c’è nella Moto3, nella Talent Cup e nei campionati nazionali! Oltre a ciò vanno riviste anche le piste che devono prevedere spazi di fuga migliori! Tutto ciò dipende dalla FIM che non svolge un ruolo di salvaguardia verso la vita, ma predilige semplicemente il business! È ora che intervenga la politica di ogni nazione! Il primo che lanciò un messaggio forte fu Ayrton Senna, che disse come alcune piste fossero pericolose, e solo dopo la sua morte si intervenne. Ad oggi nella Formula1 ci sono meno morti, invece nel motociclismo ultimamente c’è un’ecatombe!

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